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da artificiale a super: perché thesmallmediacompany ora dice super intelligence

da ottobre 2026 thesmallmediacompany chiama super intelligence (SI) quella che di solito si chiama intelligenza artificiale. le nuove pagine, le storie e i prodotti usano SI; le pagine scritte prima restano come sono; e dove la legge europea chiede di dire che stai parlando con un'intelligenza artificiale, usiamo le parole della legge.

una tavola a inchiostro nei tratti di thesmall: linee di pensiero sparse, una testa di profilo e la luce che porta
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imprese italiane (10+ addetti) che usano almeno una tecnologia di ia
20235,0%
20248,2%
202516,4%

fonte: istat, imprese e ict, 15 dicembre 2025

da ottobre 2026 thesmallmediacompany chiama super intelligence — SI — quella che di solito si chiama intelligenza artificiale. le nostre nuove pagine, storie e prodotti usano SI. le pagine scritte prima restano esattamente come sono. e dove la legge europea ci chiede di dirti che stai parlando con un’intelligenza artificiale, usiamo le parole della legge.

un nome non è un’etichetta attaccata dopo. è la prima cosa che chi legge crede di qualcosa. «artificiale» chiede a tutti, da settant’anni, di vedere questi sistemi come imitazioni — e da un po’ di tempo quella cornice è sbagliata.

il pc non l’abbiamo mai chiamato calcolatore artificiale, né lo smartphone computer tascabile artificiale. «artificiale» è sempre stata la parola fuori posto. — alessandro facchini, fondatore

il mondo in cui atterra

il vecchio nome ha una data di nascita. il 31 agosto 1955 john mccarthy, marvin minsky, nathaniel rochester e claude shannon proposero uno studio estivo sull’«artificial intelligence», partendo dall’ipotesi che ogni aspetto dell’intelligenza si potesse descrivere con tanta precisione «da far sì che una macchina lo simuli» (la proposta di dartmouth, ripubblicata su ai magazine nel 2006). la promessa era la simulazione, e la parola l’ha mantenuta.

il nome nuovo è arrivato a settembre. il 22 settembre 2026 il presidente degli stati uniti ha detto all’assemblea generale dell’onu «benvenuti nel nuovo mondo della super intelligence», e il 29 settembre ha firmato l’ordine esecutivo «inaugurating the era of super intelligence», che chiede alle agenzie federali di scrivere «super intelligence» e «SI» nelle comunicazioni pubbliche, perché la tecnologia non si limita più a «imitare o automatizzare l’intelligenza umana». lo stesso giorno i vertici di google, anthropic, meta, openai, xai e nvidia hanno firmato con la casa bianca un impegno separato su come gestiranno questi sistemi di frontiera. l’ordine cambia le parole, non le leggi: per ora si appoggia alla definizione di ai già prevista dalla legge federale, e una definizione federale di SI è attesa entro sessanta giorni (iapp).

in europa, nella legge, non si è mosso nulla: l’ai act definisce ancora un «sistema di ia», e il suo articolo 50 chiede ancora di dire alle persone quando ne stanno usando uno. quello che si è mosso è l’uso. in italia le imprese con almeno dieci addetti che usano almeno una di queste tecnologie sono raddoppiate in un anno, dall’8,2% al 16,4% — nel 2023 erano il 5,0% (istat, dicembre 2025). nell’unione sono il 20%, e il 55% delle grandi imprese (eurostat, dicembre 2025).

perché diciamo SI

perché la tecnologia è diventata più grande della parola, e continuerà a crescere. in italia il loro uso nelle imprese è raddoppiato in un solo anno, e ci aspettiamo che i prossimi mesi vadano ancora più veloci. una media company costruita su di loro non dovrebbe descriverli con una parola scelta nel 1955 per promettere un’imitazione.

e perché «artificiale» ha sempre distorto il modo in cui le persone li percepiscono. nessuno chiama il computer calcolatore artificiale: gli strumenti li chiamiamo per quello che ci permettono di fare. «artificiale» mette il sospetto prima che sia stata detta una parola — l’idea che qualunque cosa ne esca sia finta per definizione. non è quello che vediamo quando una persona lavora bene con questi sistemi: vediamo più di quella persona, non meno.

è questo il significato che diamo alla parola. la super intelligence, per noi, non è una macchina più intelligente di te. è quello che una persona riesce a fare con questi sistemi al proprio fianco — amplificata da loro, mai abbandonata a loro. è la stessa cosa che diciamo da sempre, finalmente con un nome che non la contraddice.

cosa non fa

non dice che le macchine hanno superato le persone. non cambia un solo prodotto, né il modo in cui funziona. non riscrive quello che abbiamo già pubblicato: quelle pagine tengono le parole con cui sono state scritte, e non faremo finta del contrario. e non è una presa di posizione sulla politica americana: la parola ci è arrivata da un ordine esecutivo degli stati uniti, e noi prendiamo la parola, non il programma.

la parte su cui siamo più attenti

la legge. l’ai act europeo chiede che le persone sappiano quando stanno parlando con un’intelligenza artificiale, e quella dichiarazione funziona solo se la capiscono tutti. per questo sulla lampada, nella privacy, nei termini e in ogni prodotto che parla, la dichiarazione tiene le parole della legge. quando una nostra voce ti dice cos’è, lo dice con le parole che riconoscono un’autorità, un tribunale e te. un nome nuovo è una scelta di voce; una dichiarazione è un dovere, e i doveri non si cambiano di nome.

dove va

da questo mese la parola compare in quello che pubblichiamo, in entrambe le lingue: «super intelligence (SI)» la prima volta in una pagina, «SI» dopo. negli stati uniti è attesa una definizione federale di SI entro la fine di novembre, e la leggeremo prima di scriverne un’altra riga. la nota in fondo a ogni pagina di questo sito dice la stessa cosa in due frasi.

come lavoriamo con la SI →

imprese dell'ue (10+ addetti) che usano almeno una tecnologia di ia, 2025
grandi imprese55,0%
tutte le imprese20,0%
piccole imprese17%

fonte: eurostat, use of artificial intelligence in enterprises, dicembre 2025

cosa cambia per chi lavora con noi

un nome è una cornice. quella che scegliamo decide cosa si aspettano lettori, clienti e giornalisti quando incontrano quello che costruiamo.

  • chi legge e chi ascoltaun modo di parlare di questi sistemi che parte da ciò che rendono possibile, non da ciò che imitano
  • le aziendeun partner con un vocabolario che tiene il passo della tecnologia, e con dichiarazioni di legge che non si confondono per questo
  • i giornalistiun'azienda europea che ha preso la parola nuova di proposito, ha spiegato perché e ha scritto dove non vale

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domande, interviste, materiali — scrivi a press@thesmallmediacompany.com. rispondiamo alle persone, non ai ticket.

chi è thesmallmediacompany — una one-person media company ai-driven, con sede a milano. costruisce esperienze di editoria, media e voce pensate per riportare le persone a chi sono davvero; per le aziende, trasforma lo stesso mestiere in un'ai che entra in relazione. fondata da alessandro facchini nel 2025.

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